Manrico Mennucci

E' una giornata grigia, oggi.

Di quelle che ti fanno venire voglia di rimanere a dormire sotto le coperte.

Invece, siamo tutti di fronte alla sede del Museo della Scala Enne, poco prima dell'alba, in attesa di salire sul piccolo pullman da 15 posti per andare a fare una gita in Svizzera. A vedere treni, ovviamente.
Il viaggio scorre tranquillo, si parla del più e del meno di modellismo, di treni veri, di fatti quotidiani. C'è chi sta in fondo per fumare una sigaretta attaccato al finestrino, chi si addormenta per recuperare qualche ora di sonno durante il viaggio. Per strada ci incontriamo con altri amici, che si aggregano al viaggio.

Arriviamo ad Andermatt, non lasciamo nemmeno il tempo a chi guida di parcheggiare il furgone e scendiamo tutti al volo per andare a vedere che treni ci sono in stazione. Poco dopo, decidiamo di prendere uno di questi treni e fare un giro fino al passo dove c'è un bar per gustare una cioccolata calda.
E lì iniziamo a scherzare, a fare progetti su come potrebbe essere un plastico di montagna, a tirarsi palle di neve una volta fuori dal bar.

Nel viaggio di ritorno, sul treno, siamo tutti attaccati ai finestrini, tirati giù nonostate la bassissima temperatura. Saltiamo da una parte e dall'altra del vagone, per vedere meglio il paesaggio, come dei bambini che vedono qualcosa di nuovo. Ripartiamo alla volta di Wassen, dove alloggeremo per la notte. La piccola chiesa, che c'è anche sul tuo plastico, è probabilmente il momento topico di tutta la visita. Da lì possiamo ammirare i treni che passano più volte facendo dei giri per poter salire e scendere dal Gottardo.

Ricordo ancora una tua frase che hai detto la sera a cena: "Ecco quello che mi piace: un gruppo di amici accomunati da una passione che si diverte insieme
e va a giro a vedere le cose che ama".

Questa frase non è mai stata più vera, questo è lo spirito che ti anima, che ti ha fatto essere la persona che sei e che ti ha permesso di creare con le tue mani
i tuoi capolavori. In un mondo difficile, dove la vita ti riserva delle soprese molto amare, il tuo museo è la luce nell'oscurità, un luogo dove i problemi quotidiani spariscono e rimane solo la gioia di vederti all'opera quando modelli il paesaggio.
Non hai mai negato a nessuno la possibilità di imparare vedendoti lavorare, non ti sei mai fatto pregare per avere una spiegazione su qualunque cosa, hai sempre incentivato chi voleva fare e aiutato chi non sapeva fare...
Ad ogni incontro delle "Giornate Fiorentine" eri sempre presente, magari agitato come tutti noi, ma perchè emozionato dall'evento e desideroso di organizzare una manifestazione bellissima, che potesse avvicinare tutti alla tua passione, al tuo mondo.

Oggi, 16 marzo 2006, è una giornata grigia. Di quelle che ti fanno venire voglia di rimanere a dormire sotto le coperte.

Invece, siamo tutti qui a salutare un amico che prende un treno, quello della vita, che lo porterà a scoprire nuovi posti, a creare un nuovo grande plastico, a incontrare altre persone che, come lui, hanno lasciato un segno.

Mi piace immmaginare che, anche in questo viaggio, sarai attaccato al finestrino, a guardare il paesaggio...

E sono sicuro che, una volta arrivato, troverai persone splendide che, come te, come noi, hanno questa grande passione che è il treno.

Grazie Manrico.

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